| ITINERARI STORICO - CULTURALI DEL PARCO DEI NEBRODI |
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I paesi dei Nebrodi conservano, sorprendentemente, vere e proprie “reliquie” di comportamenti e di rituali antichi, che rivestono notevole interesse etnoantropologico. Spicca, innanzitutto, per originalità la Festa del Muzzuni di Alcara Li Fusi (24 giugno). Il muzzuni consiste in una brocca di terracotta col capo mozzato, all’interno della quale viene collocato del grano fatto germogliare al buio. Ricoperto con un fazzoletto di seta ed arricchito con gli ori di famiglia, esso viene esposto nei quartieri su una sorta di altare, addobbato con le caratteristiche pizzare. Attorno a questo arcaico simbolo della fertilità, vengono intonati canti polifonici (chianote), si beve vino, s’intrecciano rapporti di comparatico, ci si scambia promesse d’amore sino a notte fonda. La festa si svolge la notte di San Giovanni e reca evidenti i segni di rituali propiziatori (solstizio d’estate), connessi alla fertilità e all’amore, ove elementi di antichi culti in onore di Demetra e Dioniso si fondono con quelli cristiani, sino a trasformare lo stesso muzzuni in simbolo della decapitazione di San Giovanni Battista. Molto suggestivi sono i riti pasquali che si svolgono in tutte le comunità dei Nebrodi. Aprono la rassegna i Babbaluti (33 penitenti incappucciati) a S. Marco d’Alunzio (ultimo venerdì di marzo) e si concludono con U scontru (incontro festoso tra Cristo risorto e la Madonna) a Longi (domenica di Pasqua). A San Fratello, invece, (dal mercoledì al venerdì santo) impazzano i Giudei, vestiti con militaresche giubbe rosse, arricchite con vistosi ricami multicolori. Strombazzano per le vie del paese e disturbano con fare trasgressivo persino i riti liturgici. Si tratta di una drammatizzazione della Passione, deviata dall’antico copione e vissuta in modo collettivo, in cui i Giudei impersonano le forze del male che si oppongono allo svolgimento del sacro evento, fonte di salvezza per l’umanità. Le feste in onore dei Santi Patroni sono legate intimamente al territorio, svolgendosi, in gran parte, nel periodo di riposo della natura (luglio-agosto). Esse coinvolgono emotivamente tutta la comunità, mettendo in rilievo elementi teatrali d’indubbio fascino. I simulacri dei Patroni vengono portati a spalla su pesantissime vare, di corsa (S. Biagio a Militello Rosmarino, S. Sebastiano a Mistretta e Tortorici) o a passi lentissimi (S. Basilio a S. Marco d’Alunzio, S. Calogero a Cesarò, il Signore della Pietà ad Ucria, i Tre Santi a Galati Mamertino, S. Leone a Longi), addobbati con spighe intrecciate, piante aromatiche, colorati cordoni votivi o addirittura con dolci e provole (S. Biagio a Caronia, S. Nicolò ad Alcara Li Fusi, S. Sebastiano a Cerami). A Capizzi (26 luglio) la pesante vara di San Giacomo, portata a spalla, corre per gli stretti vicoli del paese, finché si scaglia ripetutamente, a mo’ di ariete, contro il muro di una casa e lo abbatte: segnale di grazie ricevute e di buon auspicio per il raccolto del prossimo anno. A Mistretta, la Madonna della Luce (8 settembre) viene accompagnata in processione dai danzanti mitici giganti fondatori Mitia e Cronos; a Randazzo (15 agosto), la Festa dell’Assunta è solennizzata da una enorme macchina, alta 20 metri, animata con personaggi viventi. Interessanti, inoltre, perché denotano un profondo ed ancestrale rapporto con la natura, i riti processionali con l’alloro (addarata), come a S. Marco d’Alunzio e, specialmente, a Tortorici, ove i fedeli, in onore di S. Silvestro, si recano (ultima domenica di maggio) nei boschi di S. Fratello e ritornano con addobbati rami di alloro, intonando canti polivocali. Affascinanti, infine, le “cavalcate”, affollati cortei votivi che si svolgono a Cerami, a S. Fratello ed a Capizzi. In quest’ultimo centro (2 settembre), una lunga di teoria di fedeli, con cavalli e muli riccamente bardati, si dirige verso il lontano bosco della Cannella per la celebrazione della festa di S. Antonio, per poi rientrare in paese, con una spettacolare sfilata di cavalieri che danno prova di destrezza e di equilibrio. |
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